Ungheria : nuovo rapporto denuncia sei anni di attacchi allo stato di diritto e chiede una reazione da parte dell’UE

04/11/2016
Press release
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(Bruxelles, 4 Novembre 2016) – I diritti umani e lo stato di diritto in Ungheria sono vittime di un attacco sostenuto da quando il Primo Ministro Viktor Orban ha preso il potere nel 2010. Lo rivela la FIDH in un nuovo rapporto pubblicato oggi. La FIDH esorta il governo a mettere fine a questo attacco e esige una reazione forte e immediata da parte dell’Unione Europea, fino all’attivazione dell’Articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea (TUE), che potrebbe portare alla sospensione dei diritti dell’Ungheria derivanti dai Trattati.

“Questi attacchi mettono in pericolo non solo la democrazia in Ungheria ma anche i valori fondanti dell’Unione Europea. In assenza di una reazione, é il progetto stesso dell’Unione Europea come comunità di valori ad essere messo in discussione”

Dan Van Raemdonck, Segretario Generale della FIDH

Il rapporto di 84 pagine spiega come la nuova Costituzione – la Legge Fondamentale – e più di 600 leggi e misure adottate dal 2010 hanno avuto un impatto negativo sui diritti umani nei vari settori e hanno influito negativamente sulla separazione dei poteri, uno degli elementi essenziali della democrazia e dello stato di diritto. Tutti i contropoteri democratici, dal giudiziario al legislativo fino ai mezzi di comunicazione e alla società civile, sono stati sistematicamente indeboliti o portati sotto il controllo dell ’esecutivo. Quei poteri che, in uno Stato democratico, dovrebbero servire da contrappeso e garantire il controllo democratico e l’obbligo, per il governo, di rispondere delle proprie azioni, sono stati indeboliti in Ungheria al punto da non poter più fungere da garanti della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani. La grande maggioranza delle leggi vengono adottate attraverso procedure accelerate, che aggirano le regole del gioco democratico e limitano il dibattito parlamentare e pubblico nonché la partecipazione delle parti interessate.

Lo spazio riservato alla società civile è stato egualmente ristretto. Le organizzazioni non-governative (ONG) che hanno mostrato un atteggiamento critico nei confronti del governo sono sempre più prese di mira attraverso campagne di informazione orchestrate dal governo, e indagini e procedure di matrice politica. Queste ostacolano in modo significativo la possibilità per le organizzazioni della società civile di svolgere il loro lavoro e contribuiscono a creare un clima intimidatorio per le ONG.

Il rapporto denuncia inoltre le violazioni dei diritti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, quali risultano da una profonda e drastica revisione del sistema ungherese di asilo, elaborata in risposta ad un aumento dei flussi migratori verso il paese nel 2015. Tali violazioni, e la campagna di informazione anti-migranti lanciata dal governo a partire dallo scorso anno e culminata nel referendum del 2 ottobre scorso sulle quote di rifugiati, fanno prova del persistente sprezzo dell’Ungheria nei confronti dei propri obblighi internazionali ed europei. Il 7 ° e ultimo emendamento alla Legge Fondamentale ungherese, che sarà messo al voto il prossimo 8 novembre, marcherà un’ulteriore tappa in tale processo. Richiedendo l’accordo del Parlamento ungherese come condizione affinché i rifugiati possano essere trasferiti in Ungheria nell’ambito del piano di emergenza elaborato dall’UE, l’emendamento proposto sfida le decisioni prese dagli Stati membri dell’UE in seno al Consiglio dell’Unione Europea.

Ad eccezione delle procedure di infrazione e di alcuni scambi tra la Commissione europea e il governo ungherese riguardanti alcuni aspetti specifici della legislazione la cui compatibilità con il diritto dell’Unione era dubbia, nessuna misura concreta é stata adottata ad oggi dall’UE per rispondere alla situazione nel suo insieme. E cio’, nonostante i preoccupanti segnali di sviluppi analoghi in altri Stati membri dell’UE, che rischiano di minare ulteriormente lo stato di diritto, e ai quali l’inerzia dell’UE nei confronti dell’Ungheria può inavvertitamente aver aperto la strada.

“L’UE deve dare prova di serietà nel garantire il pieno rispetto da parte di tutti gli Stati membri dei loro obblighi derivanti dai Trattati, compreso l’Articolo 2 del TUE e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. E’ tempo che l’UE cessi di nascondersi dietro lacune procedurali, e faccia in modo che il rispetto per gli stessi standard di rispetto della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani sia preteso da tutti gli Stati membri, prima e dopo l’adesione”.

Dan Van Raemdonck, Segretario Generale della FIDH

L’inerzia dell’UE nei confronti dell’Ungheria è tanto più sorprendente dopo l’attivazione da parte della Commissione europea, all’inizio di quest’anno, del Quadro UE per rafforzare lo Stato di diritto nei confronti della Polonia. La FIDH ha accolto positivamente questa iniziativa, ma si rammarica del fatto che l’UE non abbia dato prova dello stesso impegno a sostenere i propri valori fondanti a fronte di una situazione ugualmente allarmante in Ungheria.

SCARICA IL RAPPORTO: HUNGARY: DEMOCRACY UNDER THREAT

COMUNICATO STAMPA DISPONIBLE QUI IN UNGHERESE

Background

L’Articolo 7 del TUE

L’Articolo 7 del TUE prevede un meccanismo da attivare in caso di rischio evidente di una violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2 del TUE (articolo 7 (1)). Una volta determinata l’esistenza di una violazione grave e persistente, e dopo aver invitato lo Stato membro in questione a presentare le sue osservazioni (articolo 7 (2)), il Consiglio può decidere di sospendere alcuni dei diritti derivanti allo Stato membro in questione dall’applicazione dei Trattati, ivi compresi i diritti di voto del rappresentante del governo di tale Stato membro in seno al Consiglio (articolo 7 (3)). Il Consiglio può sempre decidere di modificare o revocare le misure adottate ai sensi del § 3, per rispondere ai cambiamenti nella situazione che ha portato alla loro imposizione (articolo 7 (4)).

Il quadro dell’UE per rafforzare lo Stato di diritto

Il Quadro dell’UE per rafforzare lo Stato di diritto è stato adottato dalla Commissione europea nel marzo 2014 per rispondere a minacce sistemiche allo stato di diritto negli Stati membri dell’UE. Il Quadro istituisce uno strumento che consente alla Commissione di avviare un dialogo con lo Stato membro interessato volto ad evitare che tali minacce si aggravino e a prevenire l’emergere di una minaccia sistemica che potrebbe svilupparsi in un ’rischio evidente di violazione grave’, tale da innescare l’uso del meccanismo previsto all’articolo 7 del TUE. Il Quadro, il cui obiettivo era di colmare la lacuna tra gli strumenti che l’UE ha a sua disposizione per reagire a specifiche violazioni del diritto europeo nei suoi Stati membri (quali le procedure di infrazione di cui all’articolo 258 del Trattato sul Funzionamento dell’ Unione Europea (TFUE)) e l’articolo 7 TUE, è stato attivato per la prima volta nel gennaio 2016 contro la Polonia. Il procedimento è tuttora in corso.
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