La Corte di Strasburgo bacchetta l’Italia per il mancato rispetto dei diritti protetti dalla CEDU violati delle imprese nel caso dell’ex ILVA

06/05/2022
Communiqué
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Valeria Mongelli / Hans Lucas / via AFP

Roma-Parigi, 6 maggio 2022. Con quattro sentenze pubblicate ieri, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per aver violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare e il diritto a un ricorso effettivo tutelati dagli articoli 8 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in diversi casi riguardanti l’inquinamento prodotto dall’acciaieria ex ILVA di Taranto.

La FIDH e l’Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani (UFDU), sua organizzazione italiana affiliata, accolgono con favore queste sentenze [1] con cui la Corte insiste sulla necessità di porre fine all’impunità di cui gode la società e condanna l’Italia per aver ripetutamente omesso di porre rimedio alle violazioni causate dal pesante inquinamento prodotto dallo stabilimento industriale.

«Siamo profondamente turbati dal fatto che l’Italia persista nel non affrontare la situazione di Taranto e che i cittadini – e in particolare i bambini – nell’UE siano ancora esposti a questo livello di inquinamento e di danno».

Maddalena Neglia, responsabile dell’ufficio globalizzazione e diritti umani della FIDH

«Tale circostanza è ancora più in un momento in cui a livello europeo sono in corso discussioni su nuovi strumenti che tutelino in maniera più efficace i diritti umani e l’ambiente da attività delle imprese», ha concluso Maddalena Neglia.

Nell’aprile 2018, la FIDH, l’UFDU e le organizzazioni partner Peacelink e Human Rights International Corner hanno pubblicato un rapporto volto a denunciare la crisi ambientale e sanitaria e l’inerzia del governo nello scandalo ILVA. Tale rapporto è stato uno dei numerosi e allarmanti studi presentati alla Corte. Gli studi in questione dimostrano che i bambini residenti in zone a rischio di inquinamento hanno il 54% di probabilità in più di sviluppare un tumore rispetto alla media regionale; percentuale che per gli uomini ammonta al 30% in più e per le donne è pari al 20%. [2]

Le conseguenze dannose delle attività dell’ex ILVA sull’ambiente sono note al governo italiano già dagli anni ’90. Nonostante ciò, l’adozione di misure preventive o di sanzioni è stata deliberatamente ritardata, in palese violazione degli obblighi europei e internazionali in materia di diritti umani in capo all’Italia. L’impatto della crisi della sanità pubblica sulle persone che vivono a Taranto è stato ripetutamente denunciato da diversi enti e organizzazioni, tra cui il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani in occasione della visita in Italia nell’ottobre 2021.

«Adesso basta! Il governo italiano deve adottare misure immediate per bonificare l’area, come ribadito ieri nelle quattro sentenze», ha dichiarato l’Avv. Prof. Anton Giulio Lana, presidente dell’UFTDU e avvocato in uno dei ricorsi decisi oggi dalla Corte di Strasburgo. «Purtroppo, la Corte europea non ha avuto il coraggio di entrare nel merito della posizione delle persone che vivono nelle zone circostanti l’ex ILVA e che sono state gravemente danneggiate dalle emissioni inquinanti per un risarcimento, circostanza ulteriormente aggravata dal fatto che questo tipo di giudizio non può essere deferito alla Grande Camera».

Queste sentenze della Corte EDU, la quale raramente accetta casi o pronuncia sentenze in materia di attività d’impresa, si inseriscono nel solco della sentenza del 2019 "Cordella e altri contro Italia" sullo stesso tema. Si tratta quindi di un altro passo significativo di progressivo sviluppo della giurisprudenza della Corte a questo proposito. Tuttavia, è deplorevole che la Corte, nonostante il riconoscimento delle violazioni compiute dal governo italiano e del danno causato dall’azienda, non abbia colto l’occasione per concedere il risarcimento ai ricorrenti coinvolti nelle vicende, ma solo per un singolo caso.

A questo punto il governo italiano è obbligato ad affrontare le conseguenze delle attività passate dell’ILVA e a prevenire danni futuri. Ciò detto, il fallimento del governo di dare piena esecuzione alla sentenza del 2019 crea un precedente preoccupante. Le sentenze della Corte devono essere prontamente e pienamente attuate per garantire finalmente un accesso effettivo alla giustizia ai cittadini di Taranto. Se correttamente eseguite, queste sentenze invieranno un forte messaggio in tutta Europa dimostrando che gli abusi delle imprese a danno dei diritti umani e dell’ambiente non rimarranno impuniti e che le vittime delle violazioni otterranno giustizia.

Le sentenze sono pervenute nel mezzo del dibattito sulla nuova direttiva proposta dalla Commissione europea sulla governance sostenibile delle imprese, che introdurrebbe standard vincolanti per gli stati membri dell’UE in materia di due diligence delle imprese su diritti umani e ambiente. Sia le sentenze che i negoziati in corso sulla bozza di direttiva confermano la tendenza per cui le organizzazioni internazionali e i tribunali in Europa stanno fissando una soglia più rigorosa quando si tratta di responsabilità aziendale, chiedendo il rispetto di standard più elevati agli stati membri. La non esecuzione tempestiva e integrale di queste sentenze della Corte EDU da parte dell’Italia non solo negherebbe alle vittime il risarcimento a cui hanno diritto, ma sarebbe anche in contrasto con tale tendenza europea, compromettendo la posizione del governo italiano su tali questioni.

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